Petra, Giordania - Archeologia in giro per il mondo


Oggi partiamo alla scoperta di un suggestivo sito archeologico..tutti pronti?

Bene, prendete l'attrezzatura per gli scavi, la campionatura dei reperti, vestiti comodi e che si possano sporcare!

Rimarrete a bocca aperta appena raggiungeremo il Sito!





Si fa chiamare Sheik Ibrahim ibn ‘Abd Allah, ha 27 anni e fa il mercante. Conosce l’arabo, ma cerca di parlare il meno possibile per non rivelare il suo accento inglese. Ha lasciato Londra da qualche tempo, dove era conosciuto da tutti con il nome di Johann Ludwing Burckhardt, esploratore ed orientalista di origine svizzera.

Dopo aver studiato a Cambridge arabo, astronomia e medicina, viene ingaggiato dall’African Association di Londra per sovrintendere le attività di esplorazione geografica dell’Africa: una spia per l’Impero britannico. Il suo obbiettivo è quello di perlustrare il Sinai e la Nubia e spingersi sempre più a ovest alla ricerca delle sorgenti del fiume Niger verso Timbuctù. Non ci arriverà mai.

È il 1812 e Sheik si trova ad Aleppo, da dove aveva già intrapreso diversi viaggi di esplorazione nelle zone di confine tra Siria e Libano, finendo per visitare alcuni dei più importanti siti archeologici del mondo, come le rovine della città di Palmira e i resti di Baalbeck. Sheik non manca di inventiva e scaltrezza e all’occorrenza è turco, siriano o mamelucco, abile nel cambiare identità, nel fingersi arabo conoscitore del Corano, o mercante dall’India. Ora è pronto per compiere la sua missione: partire alla volta dell’Egitto e giungere a Timbuctù.

A volte sono le decisioni improvvise che cambiano il nostro destino e ci portano su terreni che mai avremmo pensato di percorrere. Ma Sheik ancora non lo sa. Chissà cosa deve aver pensato quel giorno, lasciandosi influenzare dal suo spirito avventuriero, dalla sua voglia di viaggiare.

La decisione che prende è una: non avrebbe percorso la via più battuta, lungo la costa del Mar Mediterraneo, ma piuttosto dall’interno, al di là del Mar Morto, un territorio ancora poco conosciuto, che avrebbe potuto scoprire, mappare e far così conoscere all’Occidente inglese. Con un pizzico di follia, una buona dose di coraggio e molta preparazione, così come ogni buon viaggiatore, Sheik parte, cercando, durante il suo cammino, di contrattare cibo e mezzi di trasporto con i beduini che di tappa in tappa incontra, chiedendo loro anche di fargli da guida. E’ forse da una di queste, o da un gruppo di pastori che incontra lungo la strada, che viene a conoscenza di un villaggio di nome Wadi Mousa (in arabo Valle di Mosè) dove, secondo la tradizione, era sepolto Aronne, fratello di Mosè. Ma non è questo a richiamare la sua attenzione: non molto lontano dalla tomba di Aronne, sembra si trovino delle imponenti e misteriose rovine di una civiltà antica, da cui le genti del posto stavano alla larga per timore degli spiriti maligni che circondavano quei luoghi. Da tempo un nome continua a ronzargli in testa: Petra, l’antica capitale dei Nabatei, la mitica città di cui tutti avevano perso memoria. La famosa “città perduta”, di cui parlavano le antiche cronache, poteva essergli così vicina? Con uno stratagemma convinse la sua guida ad accompagnarlo sulla tomba di Aronne, con il solo intento di passare vicino a quel luogo e scoprirne la grandezza. Fu così che Joahn, con un turbante in testa e una capra pronta ad essere sacrificata, attraverso Il Siq, un sorprendente canale scavato nella roccia, e giunse a Petra.

Al riparo dagli occhi della sua guida locale, per non destare sospetti, annotò tutto nel suo diario “dopo aver proseguito per venticinque minuti tra le rupi, siamo giunti ad un sito dove il passaggio si slarga…sul lato della rupe a strapiombo, direttamente di fronte allo sbocco della valle principale, ha fatto la comparsa un mausoleo rupestre, la cui posizione e la cui bellezza sono concepite per suscitare un’impressione straordinaria sul viaggiatore dopo quasi mezz’ora d’attraversamento in un simile passaggio, tetro e pressoché sotterraneo. Tra le antiche rovine esistenti, queste si annoverano tra le più mirabili.“

Non raggiunse mai Timbuctù, nel cuore di tenebra dell’Africa, che era il suo vero obiettivo, ma cammin facendo fece, praticamente per caso, una scoperta eccezionale: Petra.

Era il 22 agosto 1812.










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